Anyway democracy is the best regime. Like as a multicolour dress, waved together with all characters it looks as the most beautiful one. And it looks so to many ones, such as to those like women and children who look to variety… i.e. a nice, untidy, varied regime, it distributes equality to what is equal an to what is not so. (Platone, La repubblica) Platone hated democracy and he thought that its chief was the absence of a chief. So he founded democracy on variety, on the simultaneous presence of many characters. As we love democracy can we think so? Do we think that the chief of democracy is its absence, too? (as it looks in a really “free” market) do we think that varietas an venustas are the same, arent’ they? And if our answer is they are not the same, what is the chief?
| | E forse la democrazia è il regime migliore. Come una veste multicolore, così anch’esso, intessuto di tutti i caratteri, può sembrare il più bello. E forse esso può apparire tale a molti, per esempio alle donne e ai ragazzi, che guardano alla varietà… insomma, un regime piacevole, disordinato e vario, dispensatore di uguaglianza a ciò che è uguale e a ciò che non lo è. (Platone, La repubblica) Platone, che odiava la democrazia, pensava che il suo carattere dominante fosse l’assenza di un carattere dominante. Insomma fondava la democrazia sulla varietà, sulla compresenza di molti caratteri. Noi, che amiamo la democrazia, la pensiamo allo stesso modo? pensiamo anche noi che il carattere dominante di un’architettura della democrazia sia l’assenza di un carattere dominante? (proprio come in un mercato libero), che la varietas sia la sua venustas? o no? e se la risposta è no, quale potrebbe mai essere questo carattere dominante? | | Et peut-être la démocrazie est le meilleur régime. Comme un vêtement multicolore, à la même façon, tissé de tous les caractères, il peu sembler le plus beau. Et, peut-etre, il peut sembler tel à plusieurs, par exemple aux femmes et aux jeunes qui regardent a la variété… enfin, un régime agréable, désordonné et varié, dispensateur d’égalité à ce qui est égal et à ce qui ne l’est pas. (Platone, la Repubblique) Platone, qui détestait la démocratie, pensait que son caractère dominant était l’absence d’un caractère dominant. Enfin, il fondait la démocratie sur la variété, sur la coexistence de plusieurs caractères. Nous, en aimant la démocratie, on pense à la même façon? on pense nous aussi que le caractère dominant d’une architecture de la démocratie est l’absence d’un caractère dominant? (à la même façon du libre marché), que la varietas est la venustas? Ou pas? Et si la réponse est non, quel pourrait être ce caractère dominant?
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Credo che la bellezza senza dubbio denoti la presenza di un carattere dominante, ma tale carattere può essere anche la giusta composizione di cose diverse, saper dosare gli stili, le forme, i colori e saperli mescolare insieme. E’ questo che rende una città, un’architettura o un’opera d’arte bella? Quanto questo è frutto di una capacità istintiva o dell’esperienza? Quanto si può imparare dai maestri?
Saper cercare la bellezza anche dove apparentemente non c’è, saper guardare a cose, materiali diversi, a pezzi mancanti, le nostre città sono fatte anche di questo.Ripensando ad uno scritto di Rem Koolhaas... "La migliore definizione dell’estetica della città generica è stile libero. La scrittura della città può essere indecifrabile, danneggiata, ciò non vuol dire che non ci sia una scrittura; può darsi semplicemente che siamo noi ad aver sviluppato un nuovo analfabetismo, una nuova cecità."