c'è venustas a Gibellina?
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Can anyone  “more architect” than me write a post about  the relation between our theme (venustas, architecture/market/democracy) and what is happening in Italy in these days (about earthquake and reconstruction)? I.e. speaking about a classic question: is there venustas in Gibellina?

 

c'è qualcuno di voi, più architetto di me, che riesce a scrivere un post che metta in relazione il nostro tema di qui con quello che succede nel paese ?Per dire, osando mettere in gioco un classico: C'è venustas a Gibellina?

 

On pourrait lier le thème du Congrès à ce qui se passe en ce moment en Italie. Par exemple : y a-t-il de la venustas à Gibellina ?

 

Commenti (3)

E' bella quella città che realizza una cittadinanza
Gibellina, Monteruscello,Teora, Bisaccia fino a Vema le città fondate o rifondate pongono sempre il problema della loro necessarietà ma non ne farei un problema solo estetico. Mi pare che il punto sia l'adeguatezza della loro costruzione, la capacità di avere una struttura fisica e di senso o se si vuole una identità. Forse il vero nodo sta oggi nella possibilità stessa di costruire città capaci di far "abitare" una cittadinaza, proprio perchè la cittadinanza forse non c'è più. Oggi la città contemporanea si costruisce comunque per individualismi di casette unifamiliari che non hanno nulla di meglio di Milano 2 o altre castronerie del genere. La città "diffusa" , "dispersa" o "nebulizzata" che ci circonda elimina il problema della fondazione che è atto condiviso in cui lo spazio pubblico ha il ruolo ordinatore e significante che gli compete, e di contro il problema diventa quello di avere la "villetta" con il garage e non certo la città come civitas.
La città come fatto collettivo è cresciuta sempre per addizioni "finite" e non per solo bisogno, per interessi individualistici. A l'Aquila si dovrebbe ripensare la città ed la sua periferia recente da un punto di vista che non riproduca il meccanismo di erosione e parcellizzazione attuale ma che riequilibri il centro con l'intorno e dia a quest'ultimo una dignità di parte compiuta. Altro che diffusione...
Renato Capozzi , 02 maggio, 2009
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qualche piccola nota: 1) Ma come si fa a parlare di New Town pensando a Milano 2? Le New Town sono una cosa seria anche se discutibile (come ogni altra cosa);
2)è possibile pensare che la ricostruzione dell'Aquila venga organizzata come un laboratorio delle migliori politiche e pratiche urbanistiche (vera partecipazione!!!, poco consumo di suolo etc.), tecnologiche (radidità e sicurezza della costruzione) e ambientali (sostenibilità energetica etc.)? e che possa diventare un modello per l'attuazione del "piano-casa" (nella sua formula B, C o D?)
3)solo a margine... Auguste Perret diceva che l'architettura è quella che fa le belle rovine... è paradossale pensare che a pronunciare questa frase sia stato l'alfiere dell'architettura in calcestruzzo armato mentre si guardano le foto dell'Aquila distrutta ... nella Collegiata scoperchiata c'è ancora un'architettura che chiede di essere "ricoperta" per poter di nuovo "funzionare"; negli informi ammassi di macerie di cemento e ferri non c'è nulla, nemmeno più la dignità dello scheletro corbusiano ... è vero che quelle dell'Aquila erano pessime costruzioni in c.a. ma in fututo dobbiamo per forza pensare di continuare a costruire (quasi) tutto con questo sistema?
Fabio Bellini , 16 aprile, 2009
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Dopo il terremoto giustamente si parla di ricostruzione.
Oggi si sente ragionare sulle New Town , prototipi di città satellite ,si dice immerse nel verde (come se il "verde" riuscisse di per sè a conferire un marchio di buona architettura).
"La città è qualcosa di più di una congerie di singoli uomini e di servizi sociali, come strade, edifici, lampioni, linee tranviarie e via dicendo; essa è anche qualcosa di più di una semplice costellazione di istituzioni e di strumenti amministrativi, come tribunali, ospedali, scuole, polizia e funzionari di vario tipo. La città è piuttosto uno stato d'animo, un corpo di costumi e di tradizioni, di atteggiamenti e di sentimenti organizzati entro questi costumi e trasmessi mediante questa tradizione."
Nelle parole di Robert Park è sintetizzato il senso di quello che può considerarsi una città.
Ceramente qualcosa che non nasce dall'oggi al domani , ma che si trasforma gradualmente insieme alle sue tradizioni .
Una città non può configurarsi come uno spazio esclusivamente materiale , anche se si mostra come un "bel posto" da abitare.
Un terremoto è distruzione, ma penso che sarebbe altrettanto da considerarsi un atto distruttivo quello di ricostruire una città ex-novo .
Penso sia fondamentale il recupero dei luoghi che sono stati il teatro della vita degli abitanti dell'Aquila .
La bellezza è un qualcosa di dinamico , frutto di un rapporto tra presente e passato , tra pensiero e memoria .

cordiali saluti Andrea
Andrea , 13 aprile, 2009

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