In the title We borrowed from Vitruvio the principle of venustas, to question the concept of “beauty” in architecture and its relationships with the contemporary culture, condensed - for the synthesis required by a title – in the economical term, market, and in the political term, democracy. As with many other products of contemporary civilization even architecture is often expected to be only somewhat beautiful: the question is what kind of beauty and above all who deems it to be so? How does architecture relate beauty with quality? And who is able today to establish or merely suggest the diverse and manifold canons of beauty? To be corrupted by the market can be dangerous for this kind of product that has so far been outstandingly resourceful in avoiding being transformed into globalized merchandize and, perhaps, it is for this reason that it has been relegated at the utmost limits of the contemporary economic system. Could it be that taking the lead from the theme of venustas the market would be capable of participating in construing the idea of a discursive architecture, the so-called architecture of democracy? As far as democracy is concerned: not a subject, but a condition, an objectively positive one among the existing few, where some people like to tread and others would like to join in. Democracy is served by a network system, a new form of communication that allows everyone to express their own opinion (and might even allow anybody to form one). Everyone has a firsthand knowledge of architecture, at least because they dwell in it, therefore architecture can be one of the most accomplished forms of democracy. But how will the complex theme of quality develop in this new dimension of venustas? Nel titolo prendiamo a prestito il concetto vitruviano di venustas per ragionare intorno alla questione della “bellezza” in architettura e alle relazioni dell’architettura con la civiltà contemporanea, condensata – con la indispensabile sintesi necessaria alla costruzione di un titolo – in un termine economico, mercato, e in un termine politico, democrazia. Come a tanti altri prodotti della civiltà contemporanea, anche all’architettura si chiede spesso solo di essere in qualche modo bella: ma bella come, e soprattutto per chi? Che rapporto c’è tra questa bellezza e la qualità dell’architettura? E chi può oggi legittimare o anche solo suggerire i canoni, certamente plurali, di questa bellezza? La contaminazione con il mercato può essere pericolosa per un prodotto che presenta ancora una singolare resistenza a trasformarsi in merce globalizzata e che, forse anche per questo, è spesso messo ai margini dal sistema economico contemporaneo. Ma è possibile immaginare che il mercato, anche a partire dal tema della venustas, assuma un ruolo di utile interlocutore nella costruzione di un’idea di architettura diffusa, di un’architettura della democrazia? E poi c’è la democrazia, appunto: non un soggetto, ma una condizione, tra le poche oggettivamente positive, nella quale alcuni già si muovono e a cui molti altri tendono. L’architettura, di cui tutti hanno una cognizione diretta, se non altro perché la abitano, può essere una delle manifestazioni più compiute della democrazia. Ma che forma può assumere, in questa nuova dimensione, il complesso tema della qualità dell’architettura, anche se tradotto nella più immediata questione della sua venustas? Nous nous servons du concept de venustas tel qu’il a été énoncé par Vitruve pour raisonner autours de la question de la “beauté” en architecture et des relations de l’architecture avec la civilisation contemporaine, question qui se résume – de par la synthèse qui est nécessaire à la formulation d’un titre - en un terme économique, marché, et en un terme politique, démocratie. De même que pour maints autres produits de la civilisation contemporaine, on demande souvent à l’architecture d’être uniquement “belle” : mais belle comment, et surtout pour qui ? Quel rapport y a-t-il entre cette “beauté” et la qualité de l’architecture ? Et qui peut aujourd’hui légitimer, ou même uniquement suggérer, les canons, sans doutes pluriels, de cette “beauté” ? La contamination par le marché peut être aujourd’hui dangereuse pour un “produit” qui présente encore une résistance singulière à se transformer en “marchandise” globalisée et qui a été, peut-être même de ce fait, mis en marge du système économique contemporain. De toute façon, plutôt que à la production commune, le marché semble s’intéresser à la production émergente. Le marché regarde à l’architecture comme à un “évènement”, il regarde à l’architecture du “merveilleux” capable de mettre en marche une économie qui peut atteindre la grande échelle. L’architecture liée à l’architecte artiste, partie intégrante du star-système et qui recherche plutôt un public que des usagers. Mais est-il possible d’imaginer que le marché, en partant aussi du thème de la venustas, assume un rôle d’interlocuteur utile à la construction d’une idée d’architecture commune, d’une architecture de la démocratie ?Enfin il y a la démocratie: il ne s’agit pas d’un sujet, mais d’une condition, parmi les rares qui soient “objectivement” positives, à l’intérieur de laquelle certains se positionnent déjà et à laquelle beaucoup d’autres tendent. Au service de la démocratie il y a le “réseau”, la nouvelle forme de communication qui permet à tout le monde d’exprimer (sinon de se construire) une propre opinion. L’architecture, dont n’importe qui a une connaissance directe, rien que par le fait de l’habiter, est peut-être une des manifestations les plus accomplies de la démocratie. Mais quelle forme peut alors revêtir le thème complexe de la qualité de l’architecture dans le cadre de cette nouvelle dimension, même si il se traduit par la question plus immédiate de la venustas de l’architecture ?
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Tuttavia, alcuni programmi digitali di modellazione tridimensionale e una rinnovata disciplina del progetto urbano consentono oggi la gestione del processo di concezione, controllo e sviluppo dello spazio pubblico e quindi consentono anche una gestione democratica di questi processi di invenzione e realizzazione dello spazio pubblico. Occorre approfondire tali conoscenze e pratiche, occorre trovar loro una collocazione nell’urbanistica, occorre cambiare le normative esistenti, ricercando un raccordo fra piano e progetto, che sia imperniato sulla cura dello spazio pubblico, occorre ristabilire anche legalmente il primato dello spazio urbano e paesaggistico come valore civico artistico condiviso e occorre destinare risorse e fissare delle procedure urbanistico-amministrative adeguate per la concezione dello spazio pubblico e il suo sviluppo nella gestione dell’interfaccia con la realizzazione dei singoli interventi pubblici e privati. Questi programmi e queste pratiche dell'architettura costituiscono uno strumento tecnico prezioso di supporto alle decisioni democratiche delle comunità. Potrebbero essere un contributo alla venustas.